Nov 012014
 

Ed arriva il giorno in cui realizzi che hai due figli che abbracci e accarezzi tutti i giorni, a cui puoi dare un bacio, che accompagni nelle scoperte della vita, che ti riempiono di felicità per le conquiste fatte, per i quali ti preoccupi nei momenti difficili…e un altra figlia nell’ovunque che fa parte dei tuoi pensieri, che rivive nei suoi fratelli, che popola i tuoi sogni, che condivide con te un nuovo modo di essere e vivere gli altri.

Quest’anno c’è stato il primo Babyloss in Piazza a Gallarate e so che tutte le emozioni, i sorrisi, gli abbracci, i pianti, gli sguardi oltre le nuvole, le mani tese verso le fiammelle di mille candele di questa giornata sicuramente sarebbero stati differenti senza quella piccola lineetta rosa del gennaio di qualche anno fa. Non meglio, non peggio, differenti.

Quella presenza che per molti era ed è assenza ho imparato a difenderla, a farla crescere e vibrare in me…e così mi ritrovo in una Piazza che non fa parte delle mia infanzia, che non mi ha vista correre in bicicletta, che non è stata teatro dei miei primi amori ma che ora riserva un posto speciale nel mio cuore.

Centro di un paese che ci ha osservato mentre allestivamo il tavolo, il gazebo, lanciavamo i palloncini e veniva incuriosito dalle mille farfalle e colori, emozionato dall’onda di luce.

Adesso è il luogo dell’incontro con tante mamme e papà di cui conosco le storie di perdita, che mostrano con orgoglio quello che sono, in equilibrio tra ciò che sembrava perso ed ora hanno ritrovato.

E’ il posto in cui ho accolto racconti densi di dolore, lacrime, fatiche enormi, i cui protagonisti cercano la forza per scrivere un nome su una farfalla, stringere a sé il filo di un palloncino così difficile da lasciare andare, ricevere abbracci e carezze a cui non sempre è facile abbandonarsi. Luogo in cui osservo passare a piedi varie volte e poi in bicicletta prima di andare a casa, lo stesso impiegato comunale, che si avvicina con le lacrime agli occhi e ci dice che stiamo facendo una cosa importante, bellissima e che sarebbe felice se potessimo mandargli delle foto e raccontargli poi le nostre impressioni.

Una piazza in cui ho ascoltato silenzi carichi di paura, incomprensione, solitudine, mondi invisibili agli occhi dei più, che hanno creato preziose sinergie tra genitori con tra le braccia le proprie creature, che vogliono migliorare l’assistenza di chi passerà dopo di loro.

Spazio pieno di “accompagnatori”, mariti che calmano mani tremanti, nonne che asciugano lacrime, famiglie che sono presenza supportiva, figli in terra che mostrano un cammino ricco di semplicità e accettazione, operatori che sanno prendersi cura, amici che vogliono esserci in questa giornata che in Italia ha ancora tanta strada da fare per diventare per molti consapevolezza. Una piazza in cui il nome di Lapo e dei suoi genitori ha avvolto tutto e tutti con la sua forza…sorrido immaginando il calore che questo giorno ha portato e porterà nei cuori: dal dolore alla speranza.

Chiara

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